Una testimonianza di Giuseppe Ventrice
Gentile sig. ra Maria Luisa Placanica,
per puro caso oggi ho trovato su Internet il sito dedicato al prof. Augusrto Placanica e, sebbene in ritardo, sento il bisogno di darle la mia testimonianza su suo padre.
Io sono stato un suo allievo nei lontani anni '60 del secolo scorso a Catanzaro, ma non al liceo, bensì a casa in lezioni private.
Avevo frequentato fino al 1961 una scuola non statale (un seminario ecclesiastico) e dovevo prepararmi all'esame di abilitazione magistrale. Il commendator Federico Leonetti, amico del suo nonno paterno, mi presentò a suo padre e così cominciai a frequentare la vostra casa che in principio era - se ben ricordo - alla discesa San Nicola, e poi invece fu al largo Pianicello.
Suo padre mi seguì in italiano, filosofia e pedagogia, ma mi fu di molto aiuto anche in storia ed è facile capirne il motivo. Frequentavamo le lezioni in tre: io e due ragazze e quindi il nostro rapporto era molto diretto e - direi - confidenziale. Si creò una vera amicizia. Ricordo che alla fine di quell'anno feci gli esami ed ottenni buoni risultati. In particolare ebbi otto nel tema d'italiano. Suo padre quando lo seppe mi prese sotto braccio ed andammo per il Corso Mazzini come due studenti mangiando un gelato (che lui mi aveva offerto). Mi presentava ai colleghi e sprizzava dal volto grande soddisfazione.
Mi regalò un giorno un libro che, probabilmente, prima aveva regalato a sua moglie, tanto è vero che sulla prima pagina aveva scritto "Questo libro è di Veruccia Placanicuccia". Io conoscevo la signora e so che le voleva molto bene.
Ritornai a lezione da lui un anno dopo per prepararmi al concorso e ricordo che m'insegnò a svolgere con chiarezza e competenza i temi di pedagogia.
Qualche anno dopo lo consultai al momento di presentare la mia tesi di laurea, che compilai all'archivio di stato di Catanzaro (sulla storia della scuola e della cultura a Catanzaro nel secondo Ottocento) ed egli mi fu di aiuto con utili consigli.
Abbiamo avuto per qualche tempo anche della corrispondenza e ci siamo visti in occasione di manifestazioni culturali (l'ultima volta ad un premio letterario a Cirò Marina).
Ricordo suo padre con grande stima e con l'affetto che deriva dal particolare rapporto umano che avevo instaurato con lui durante un anno intero di quotidiani incontri. Mi dispiace tanto di non aver appreso, a suo tempo, la sua scomparsa.
La saluto cordialmente.
Prof. Giuseppe Ventrice

