Lettera al Professore di Maria Teresa Stranieri
Caro Professore,
tante volte ho pensato di scrivervi e non l'ho mai fatto: per pudore? Forse. Eppure tra di noi c'è sempre stata un'intesa, un'intima confidenza, una complicità fatta di sorridente ironia, di benevolo pettegolezzo. Un'amicizia autentica.
Oggi sono stata invitata a parlare di voi. È per me sempre stata una gioia grande poterlo fare. Oggi una gioia dolorosa. E oggi posso parlare di voi solo parlando con voi, ripercorrendo insieme la storia della Biblioteca che abbiamo condiviso con mio grande privilegio.
Il 2 dicembre 1971, quando io ho cominciato a lavorare in Biblioteca, mi ha accolto, insieme a un fascio di garofani rosa, una fiducia generosamente accordata e senza preventive garanzie, a me, inesperta ventenne: segno immediato di una straordinaria sensibilità celata dietro un atteggiamento burbero e spesso scontroso, oltre che di una intelligente capacità di gestire e dirigere. E infatti il periodo della vostra direzione ha segnato l'indiscutibile svolta nella storia della biblioteca Comunale di Catanzaro.
Scrivevate nella vostra prima relazione al Sindaco datata (che strana coincidenza!) 2 novembre 1970: "la Biblioteca, così com'è oggi, non soddisfa in nulla, nemmeno lontanamente, a quelle finalità e funzioni che sono tipiche di una normale Biblioteca". Seguiva una sintetica ma esaustiva storia della Biblioteca: la direzione di don Pippo attorno a cui ruotava, si legge nella vostra relazione, "tutta la complessa attività di studio, di consultazione e di ricerca che si svolgeva nella Biblioteca", ma che era, lo definite, "un catalogo vivente" per cui nel momento in cui si separò dalla sua creatura, la situazione si ribaltò: finì la gestione patriarcale e familiare di don Pippo e con lui la Biblioteca finì di essere "il vero paradiso degli studiosi", per essere invece un istituto culturale sempre più inadeguato ai bisogni di una società più evoluta, il che determinò, leggo nella relazione, "il progressivo distacco di gran parte dell'intellettualità catanzarese dalla Biblioteca".
Prendevate dunque in eredità una Biblioteca in cui era mancato l'aggiornamento, l'abbonamento a riviste, dove si era verificata "una paurosa dispersione di opere", dove il patrimonio esistente non poteva essere fruito dall'utenza perché di difficilissima individuazione. Da subito, però, vi ha animato grande entusiasmo e grande amore nella volontà di dare un ruolo nuovo alla Biblioteca. Traspare da quanto scrivete a chiusura di questa vostra prima relazione al Sindaco: "la città di Catanzaro ha bisogno di una buona, grande, efficiente, completa Biblioteca. Lo vuole la Città, ma lo esige anche la Provincia e la Regione, nelle quali Catanzaro non potrà non giocare un ruolo di primaria importanza negli anni che si approssimano. Non occorre che io perda tempo in esortazioni e richieste: Ella sa bene che occorre non lasciarsi sfuggire quest'occasione, perché la Biblioteca Comunale di Catanzaro, appunto in quanto da ristrutturare ab imis, offre materia per essere rilanciata su basi radicalmente nuove, moderne e razionali che non tradiscano, ma esaltino la portata e la grandezza della sua gloriosa tradizione. Io, da parte mia, non potrò che dedicare a quest'opera quel grande amore della lettura, dei libri e della cultura che mi ha sempre sostenuto e che è stata l'unica forza a spingermi a questo così degno incarico di Direttore della Biblioteca".
Questa volontà di rinnovamento, l'urgenza di creare una Biblioteca moderna e funzionale, la vostra convinzione, a me tante volte ripetuta, che non si deve rinunciare al bene per il meglio, nell'attesa che venissero esaudite le vostre richieste di personale e strumenti funzionali alla realizzazione del progetto-biblioteca, vi fanno dire nella stessa relazione: "non amo predicar bene e razzolar male, né sono abituato a stare con le mani in mano in attesa che le cose vadano in porto da sole". Così avete lavorato con quanto a vostra disposizione e con la collaborazione di volontari. Quando io sono entrata in Biblioteca, un anno dopo, ho trovato, per esempio, l'inventario del patrimonio esistente fatto da vostro padre, il Colonnello Umberto Placanica.
In un'altra vostra relazione datata 3 febbraio 1971 si legge un lunghissimo elenco di quanto eravate riuscito a fare in questo breve arco di tempo, e anzi scrivete: "non continuo in questa elencazione per non apparire presuntuoso e prolisso. La realtà è però, illustre Sindaco, che io ho dovuto rimettere in sesto una Biblioteca che da anni era diventata oggetto di riso e di disprezzo: è bene che lo dica chiaramente; e l'ho fatto da solo, con le sole mie forze..."
L'ottimismo mai dichiarato ma di sostegno al vostro essere generoso e concreto vi faceva anche dire: "ho cercato di rimettere in sesto l'Istituto, e anzi posso qui dichiarare che esso ha ormai imboccato la buona strada [...] la mia soddisfazione più grande mi è data da questo: che sto portando la Biblioteca ad essere tale quale io avrei voluto che fosse allorché la frequentavo da semplice studioso". Era un augurio? Certamente era una volontà, la vostra, che è poi diventata anche la mia.
Gli anni successivi sono stati anni di intenso lavoro, di progetti, di obiettivi raggiunti. Conservo l'atmosfera di quegli anni: la serietà dell'impegno accompagnata dalla battuta scherzosa, il rimprovero anche aspro e la spiazzante complicità di una confidenza inaspettata, la straordinaria capacità di esprimere senza riserve rispetto e apprezzamento per il lavoro di ciascuno ed insieme sottolineare con aperta severità errori e mancanze. Vi ricordo capace di riempire con la vostra sola straripante presenza ogni angolo della Biblioteca, di intuire situazioni e stati d'animo e di semplificare con saggezza, di trovare sempre risposte e soluzioni. E la Biblioteca è sempre più cresciuta e si è sempre meglio qualificata: avete dato quei binari, sono parole vostre, su cui ho potuto continuare il percorso da voi iniziato. Il lavoro del bibliotecario, lo dicevate spesso, è un remare contro corrente, né facile né agevole, noi tutti nella Biblioteca, io per prima, abbiamo però sempre potuto contare su di Voi, sui vostri consigli, sulla vostra affettuosa presenza anche quando di fatto avete lasciato la direzione.
Una fortuna certamente aver potuto contare su un autentico organizzatore di cultura: anzitutto studioso e storico insigne, volto alla solitudine della ricerca rigorosa, come al bisogno di interagire con gli altri e al desiderio di svegliare la cultura cittadina dal suo sonnolento torpore e di stimolare la tensione e l'amore per lo studio. In una lettera a me indirizzata in data 2 maggio 1989, in occasione del centenario della fondazione della nostra Biblioteca, infatti mi scrivete: "Lo studio non lo ha ordinato il medico, ma se uno ha delle carte per le mani, e per giunta si è messo a leggerle, perché non ricavarne un frutto buono? Quel tale di Campanile (Ma che cos'è questo amore) divenne un umanista eruditissimo, da scioperatone che era, a furia di leggere libri, dato che, in uno dei volumi della ricca biblioteca lasciatagli dal padre, aveva trovato per caso dieci lire: e cerca oggi, leggi domani...Lo so, spesso è tardi per darsi un taglio di studioso: ma intanto, è già una cosa buona sollevarsi dalla morta gora delle nostre stupide e crudeli città meridionali, e poi si può cominciare lentamente, come un hobby dell'età adulta, e andare avanti senza sforzarsi. Deve diventare una cosa gradevole, una piacevole droga. La perfezione verrà naturalmente. Solo l'amore fa fare le cose per bene".
Un meraviglioso maestro per tutti quelli che Vi hanno conosciuto: questo siete sempre stato! "La curiosità è una dote grande" dicevate, invitando a guardarsi sempre attorno, a notare anche i dettagli, ad intuire i pensieri e a farli vivere, a concretizzare le ambizioni, i progetti e Voi sempre pronto ad aiutare, a fare emergere le migliori capacità di ciascuno. Il vostro "bravo!" è sempre stata la carica giusta, perché un "bravo!" del professore Placanica ha sempre tranquillizzato, gratificato, ha sempre dato protezione e forza insieme.
L'ultima volta che vi ho sentito telefonicamente è stato il 21 ottobre 2002, quando ho superato il concorso a direttore della Biblioteca. Con la difficoltà dell'emozione vi ho dedicato il coronamento del mio lavoro perché lo devo a voi. Con grande difficoltà di parola mi avete detto: "Auguri, brava!".
Generosamente vorrei regalare a tutti i catanzaresi questo vostro ultimo augurio. Lo avreste fatto anche Voi. Ne sono sicura nonostante la velata amarezza nei confronti della vostra Città che Voi non avete sentito apprezzarvi nei modi e nei tempi giusti e che certamente non ha fatto abbastanza per potere oggi vantarsi di avervi suo concittadino.
Solo qualche ricordo dunque, come sempre con il vostro aiuto, volutamente con le vostre stesse parole per farvi essere realmente sempre con noi.
Eravate solito dire che non si deve avere pudore nel manifestare i propri sentimenti perché ognuno ha bisogno non solo di sentirsi amato, ma anche di sentirselo dire. E io lo dico: vi voglio bene.
Maria Teresa

