Per Augusto Placanica di Maddalena Barbieri
Negli avanzati anni quaranta la Biblioteca Municipale di Catanzaro annoverava, tra i suoi fedeli frequentatori, un adolescente: Augusto Placanica. Questi, platealmente, avverso al proprio corpo che qualificava: pesante e goffo, aveva uno sguardo vivacissimo e, nella sia pure visibile timidezza, trovava in sé, tanta, tracotante energia, da interloquire, non richiesto, nell'animata conversazione degli adulti.
La lettura gli offriva lunghi isolamenti ma, a volte, improvvisamente, lo si sentiva farsi protagonista con argute incursioni. Tra le sue, personalissime, letture erano anche le dispense del Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria di Gerhard Rohlfs. Augusto trovava divertente individuare, tra le tante voci, le parolacce ignorate, diceva da tutti i dizionari consultati. Tanto accurato, costante esame del sistema e delle loro coordinate lo avevano messo nelle condizioni di adoperare con uguale scioltezza stilistica e sintattica sia la lingua italiana che quella dialettale che, a volte, utilizzava come fosse uno scudo. Il giovane, decisamente innamorato del "libro", arrivava in biblioteca col nonno, l'avvocato Federico Cinnante isolato nella città perché dichiaratosi, ufficialmente, non fascista. La sua correttezza ideologica gli consigliava di subìre le conseguenze di tanta assunzione logica ma, nel contempo, gli suggeriva di cercare, nella biblioteca, la voce di un colto e fidato amico: Don Pippo.
La biblioteca, nelle tarde ore del mattino, offriva una sosta tranquilla ad uomini ricchi di cultura e non allineati. Essi sostenevano le proprie idee senza mai scadere nella rissa verbale e senza rinunciare alla documentazione delle loro affermazioni. La conversazione veniva vivacizzata, oltre che dall'humour, proprio ad alcuni interlocutori, da sapidi episodi del passato e non meno discutibili avvenimenti del presente.
Augusto, ricco di memoria, intelletto e volontà, personalizzava le sue doti e le utilizzava ponendole, spesso, in combutta tra loro. La contraddizione, non so quanto fosse consapevolmente utilizzata, assumeva valore metodologico che, razionalmente, lo portava ad attribuire alla famiglia la causa della sua distruttiva solitudine, interiore ed esteriore, alla Scuola attribuiva la motivazione di una negativa, preordinata schiavitù dell'intelletto, ai concittadini, fossero giovani od adulti, attribuiva la colpa della rinuncia ad ogni sogno operativo. Mentre la ragione lo faceva intestardire sul "No" il cuore gli proponeva il "Sì". Motivava il suo "No" per la famiglia ma alla stessa legava l'affettuoso, rispettoso ricordo del nonno; motivava il suo "No" per la scuola ma nella scuola, diceva, aveva incontrato "il Maestro innamorato, come lui, del libro e, rispettoso del pensiero dei suoi interlocutori, motivava il suo "No" per i concittadini ma non rinunciava ad angosciarsi per "il ritardo dell'organizzazione della cultura della sua terra".
Tanta spiccata personalità gli suggeriva, quando i binari percorsi annunciavano: fine della corsa, improvvisi strattoni che gli facevano trovare, su diritture diverse, ragioni di continuità. Apprezzava, tanto da proporsi il problema, i comportamenti corretti ma condannava ogni forma di sociale formalismo.
Gli anni andavano succedendosi ed Augusto, ormai studente universitario, frequentava sporadicamente la biblioteca che aveva il torto di lasciare inevasa ogni sua richiesta. Poteva Augusto tacere?
Forse avrebbe potuto ma il suo carattere rifiutava ogni infingimento per cui egli aprì un colloquio con Don Pippo: "Icona del sapere". Don Pippo in tono pacato ma ricco di pennellate dai colori smorzati o vivaci, visualizza, per Augusto, la storia della "sua biblioteca". Essa, dice il saggio bibliotecario, fattosi improvvisamente vecchio, trova le sue radici nel lontano 1891 anno in cui il sottoscritto, laureatosi in giurisprudenza, sostituisce il padre Carlo nella conduzione della biblioteca istituita, due anni prima, dai maggiorenti della Città. L'istituzione della Biblioteca segue alla soppressione dei Monasteri, soppressione che impone e suggerisce il recupero delle loro biblioteche.
Alla prima eredità di seimila volumi seguirà il trasferimento al Municipio della biblioteca del professore Tulelli, docente di filosofia nell'Ateneo napoletano, e quella giuridica, dell'avvocato Serravalle. A questi nutriti ma specialistici fondi, si aggiungeranno lasciti e donazioni. Tanta vistosa eredità sembrava rintuzzare ogni sollecitazione di finanziamento finalizzato all'acquisto di libri nuovi ed alla preparazione dei necessari collaboratori da affiancare al Direttore. Le autorità locali, insieme a quelle ministeriali, si rifiutano di programmare l'arricchimento qualitativo e quantitativo di una biblioteca ricca ma purtroppo obsoleta. Improvvisamente a tanto buio si affianca un po' di luce. L'orgoglio del suo essere "Il Bibliotecario" spinge Don Pippo a ricordare che, tra tanti libri vecchi, non mancano gli Incunabili, le Cinquecentine, una assai nutrita Sezione Calabria ed, ancora, una moneta battuta dalla Città di Catanzaro durante l'assedio del 1528. Tra i tanti libri anche l'inedito del professore Domenico Marincola Pistoia su "Storia di Catanzaro".
"Il quadro complessivo che incominciavo a ricavarne", scriverà Augusto Placanica, in una sua lucida analisi, "mi fece avvertire, un senso di angustia e di disagio e, forse, nella mia giovanile intransigenza, coinvolsi Don Pippo nel pesante giudizio sulla ritardata organizzazione culturale della mia terra".
Mentre Augusto riflette su quanto appreso e si autocondanna per quanto non ha mai "afferrato", in biblioteca arrivano consolatorie voci dall'Archivio di Stato funzionante, nella città capoluogo, sin dal 1843.
L'Archivio, si dice, dal 1955 è retto da un giovane napoletano, vincitore di concorso, ricco di preparazione specialistica, dotato di vivacità organizzativa e disponibilità operativa. Il Direttore, dottore Lucio Lume, dopo avere diretto la derattizzazione dei locali e la disinfestazione delle carte, ha dedicato le sue forze intellettuali e fisiche a ridare dignità al patrimonio cartaceo procedendo alla sua scientifica collocazione archivistica. A tanto "si dice" Augusto non poteva rimanere sordo! Egli frequenta assiduamente l'Archivio, nella sua realtà storica assume il ruolo di Volontario, diventa vivace interlocutore del Direttore che gli suggerisce l'ascolto delle voci misteriose che provengono dai tanti diversificati documenti.
"Il professore", fattosi ricercatore, si avvia al ruolo di storico della Calabria. Egli incomincia col vivificare la storia dell'Archivio, studia la Catanzaro del XVIII secolo e ne scopre il ruolo di capoluogo, le conseguenze distruttive del terremoto del 1783 e la decisione del governo di utilizzare l'incameramento dei beni ecclesiastici per la ricostruzione dei beni distrutti. L'Archivio dovrà essere depositario e custode di tutti i documenti che andranno arricchendo il fondo che verrà chiamato "Cassa Sacra" (1784-1796).
Gli anni '50-'60 sono intensissimi! Augusto si cala con uguale entusiasmo in realtà diverse.
Queste lo vogliono docente, assiduo fruitore dell'Archivio, attento frequentatore dell'Università di Messina, accorto candidato ai prossimi concorsi e... innamorato. Il 1956 è l'anno in cui Augusto sposa Vera che gli sarà sempre vicino con amore e dedizione. Vera non assumerà mai il ruolo di protagonista né si prefiggerà di cambiarlo! Da tanto sereno, costante amore nasceranno tre "magnifici" figli: Federico, Maria Luisa, Claudia.
Il 1957 Augusto comincia a trasformare, nell'ambito dell'Archivio, il suo programma da ideativo in operativo: lo Storico prevale sul letterato.
Quattro Novembre 1958. La biblioteca di Catanzaro, fattasi "Comunale", si trasferisce nella nuova sede, appositamente costruita.
Nei locali, luminosi ed accoglienti, intorno a Don Pippo, si riuniscono oltre alle autorità locali, la dottoressa Guerriera Guerrieri, Soprintendente per le Biblioteche della Campania e della Calabria, l'oratore ufficiale Accademico della Crusca e dei Lincei professore Umberto Bosco. Tanti estimatori del mitico bibliotecario presente nel ruolo di "pensionato".
Augusto, suo malgrado, non è presente ma legge, per rileggere, tutti i discorsi che si prefiggevano di solennizzare l'attribuzione del nome "Filippo De Nobili" ai nuovi locali della Biblioteca. Nuovo il contenitore ma vecchio il contenuto aggredito anche dalle termiti! Ragione e Cuore, in Augusto, si ritrovano su posizioni contraddittorie, essi si soffermano più sulle cose non dette che su quelle dette. Quanta formalità! Quanta inutile retorica! Nessuno, dei diversi oratori, ha creduto opportuno parlare delle inutili sollecitazioni, scritte ed orali, avanzate dal Bibliotecario a beneficio di un possibile potenziamento della biblioteca. Nessuno ha creduto opportuno assumersi la responsabilità della mancata assunzione dei necessari collaboratori. Nessuno ha voluto raccogliere la segnalazione, fatta da Don Pippo per un successore valido. Anche Don Pippo si è prodigato in una piatta successione nominativa di ringraziamenti. Bisogna leggere oltre il detto?! Augusto conferma il suo riduttivo giudizio nei confronti dei maggiorenti dimostratisi, ancora una volta, boriosi, superficiali, vacuamente loquaci.
L'amarezza nutrita da profondo pessimismo indica i limiti di tanta mediocrità sociale!
L'oratore ufficiale, catanzarese amico e grande estimatore di Don Pippo, richiama alla mente dei presenti quanto scritto da Giovanni Nencioni sul "Custode" della biblioteca catanzarese: "... La Storia della sua terra... vive e parla in lui con gli accenti dell'erudizione e della poesia; sì che non tanto il tesoro di documenti e libri che egli custodisce, quanto lui stesso, il Custode, è ciò che soprattutto cercano e frugano i visitatori della Biblioteca".
Il professore Bosco richiama l'attenzione delle autorità competenti (presenti e non) sulla necessità "a rendersi conto della responsabilità tremenda che su di essi incombe nel designare il successore di Don Pippo. Essi provvedano, conclude l'Oratore, che resti accesa almeno una favilla della grande fiamma di Don Pippo, perché, la realtà è nel passato indistruttibile finché rimarrà nella nostra memoria e, nell'avvenire, immancabile, se sarà preparato dal nostro lavoro"
Augusto non condivide la conduzione ormai obsoleta di Don Pippo; Don Pippo non condivide il programma rivoluzionario di Augusto ma tra l'Uno e l'Altro è il grande amore per il "Libro".
La biblioteca, tra loro è fonte di profonda scambievole stima per cui sono d'accordo nel convincersi che il successore di Don Pippo debba essere Augusto. I maggiorenti tacciono.
La biblioteca priva del "Custode" scivola nel più logico degrado. Augusto nel ricordo di Don Pippo (passato indistruttibile) e nella speranza dei giovani conterranei (avvenire immancabile) decide di rompere il silenzio dei non responsabili e decide di sostenere lo specifico concorso per bibliotecario. Nel 1970 Augusto, vincitore di concorso, assume, a dispetto dei tiepidi, la direzione della Biblioteca Comunale di Catanzaro "Filippo De Nobili" dando inizio al suo lavoro di Custode del passato e creativo sollecitatore dell'avvenire.
Per realizzare il suo programma rivoluzionario Augusto per due anni inibisce al pubblico la biblioteca i cui libri vengono catalogati con schedari differenziati per autori e per soggetti, diversificati in più numerose Sezioni, vivacizzati da un numero ragguardevole di giornali e riviste. I fruitori troveranno i locali, anch'essi predisposti per una diversa utilizzazione, resi più sollecitanti per la presenza dei collaboratori del Direttore disponibili ad ascoltare il pluralistico ed articolato bisogno dei fruitori.
"Nella Biblioteca Comunale, dirà Augusto, ogni fruitore cerca risposta alla domanda culturale infinitamente più ampia, assolutamente imprevedibile, insofferente dei limiti e forse anche dei consigli" (!).
Il 1975 segna l'inizio di una nuova ugualmente prestigiosa, avventura. Augusto, quarantenne, a seguito di concorso viene chiamato dall'Ateneo di Salerno per assumere la cattedra di Storia. Il chiarissimo professore, con la famiglia, lascia la sua città che non sempre ha saputo volergli bene ma certo ha contribuito al suo farsi Uomo.
Il distacco da Catanzaro non è totale. Egli lascia una parte di sé nella Biblioteca per la quale tanto ha battagliato, tanto ha lavorato!
La sua profonda avvertita calabresità gli suggerisce, forse riesce ad imporgli, il ruolo di silenzioso sostenitore di ogni programmazione, fatta nella Biblioteca, finalizzata alla promozione innovativa, all'arricchimento dei suoi interessi, alla vivacizzazione della sua socializzazione.
I collaboratori che operano guidati da una "creatura" di Augusto, la dottoressa Maria Teresa Stranieri, nella scia del suo mai sopito amore per "il libro" riescono ad offrirgli, con sistematica successione la visualizzazione della loro silenziosa operosità. Il chiarissimo Professore non è avaro di sue presenze culturali nella Città.
Tanti ricordi nascono dalla mia deformazione professionale, dalla lunga sia pure frammentata frequentazione, dagli ambienti e dagli amici comuni, dagli scritti, più soggettivamente coinvolgenti, dello stesso Augusto. Negli anni quaranta io ero già laureata mentre lui sembrava sopraffatto dalla battaglia che conduceva dentro e fuori se stesso per uscire dall'adolescenza.
I tanti No, a volte, neutralizzati dagli incombenti Sì, anche loro sopraffatti dalla violenza della contraddizione, erano strappi, segnavano vittorie o sconfitte dell'instancabile giovanotto. Io, per lui "matusa", avevo il merito di apprezzare ed utilizzare la schiettezza, di ribattere alle sue drastiche "sparate", di sapere attendere.
Nella sala affollata dove i catanzaresi accorsi per ascoltare il Maestro, a volte, mi veniva a cercare e non mancava di provocarmi con ironiche battute che, diceva, non poteva controllare.
Il saluto più commovente ebbe ad inviarmelo col suo: "Per Vera".
Catanzaro, 30 Agosto 2003
Maddalena Barbieri

